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COVID-19 e la “positività” di Trump  

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

COVID-19 non discrimina. Il presidente Donald Trump è risultato positivo al tampone in piena campagna elettorale, a un mese al voto. Positiva anche la moglie Melania. A contagiarli dovrebbe essere stata Hope Hicks, consigliera di Trump, che ha viaggiato sull’Air Force One con la coppia presidenziale. La notizia è arrivata quattro giorni fa direttamente dal profilo Twitter di Trump: “Tonight, @FLOTUS and I tested positive for COVID-19. We will begin our quarantine and recovery process immediately. We will get through this TOGETHER!”. Il medico del presidente Sean Conley aveva dichiarato che Trump stava “bene” e al momento era in isolamento con la moglie alla Casa Bianca. “Mi aspetto che il presidente continui a svolgere le sue funzioni senza interruzioni durante la guarigione”.

Quali i fattori di rischio?

La positività al tampone per COVID-19 del presidente ha richiamato l’attenzione sui fattori di rischio di sviluppare una forma grave della malattia. “Trump Has the Coronavirus. What Risks Does He Face?”, intitolava il New York Times.

Dall’inizio della pandemia è stato chiaro che l’età è fattore di rischio: con l’avanzare degli anni il rischio di sviluppare una forma grave della malattia COVID-19 è maggiore. Ma “l’età non può spiegare tutto” come aveva affermato anche Henrik Salje, epidemiologo di malattie infettive dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, ribandendo che il genere maschile è un forte fattore di rischio: i dati raccolti in letteratura mostrano infatti che gli uomini hanno quasi il doppio delle probabilità di morire a causa del coronavirus rispetto alle donne. La spiegazione potrebbe essere trovata nel sistema immunitario: uno studio pubblicato a luglio su Nature Medicine aveva rilevato una risposta immunitaria più debole degli uomini rispetto a quella delle donne. Secondo Jessica Metcalf, demografa alla Princeton University, nel New Jersey, “il sistema immunitario femminile potrebbe avere un vantaggio rilevando gli agenti patogeni solo un po’ prima”.

Ma età e genere non bastano a spiegare la maggiore gravità della malattia nei gruppi di età più avanzata: le differenze tra i paesi nelle stime di mortalità, scrive Nature, suggeriscono che il rischio di morire a causa del coronavirus è anche legato alle condizioni di salute sottostanti, alla capacità dei sistemi sanitari e alla diffusione del virus tra le persone che vivono in strutture per anziani.  Qualcosa di più si saprà a mano a mano che si aggiungeranno informazioni sulla situazione reale della popolazione geriatrica esposta alla minaccia COVID-19 e della gamma di situazioni e soluzioni logistiche e gestionali adottate in setting diversi, come per esempio si sta facendo in Italia con lo studio osservazionale multicentrico GeroCovid avviato sotto l’egida dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia.

Tornando ai fattori di rischio che interessano anche il presidente statunitense, oltre all’età e al genere il New York Times aveva citato l’obesità. associata a una più alta mortalità per/con COVID-19, in particolare tra gli anziani, come emerso dall’analisi di un migliaio di ricoveri al Southern California health system.

“Se non sai nulla di Donald Trump, se non che è uomo con più di 70 anni e, come sembra, in sovrappeso, ora come ora possiamo solo dire che rientra nel gruppo delle persone ad alto rischio”, aveva commentato al quotidiano newyorkese Michael Baker, esperto di sanità pubblica dell’Università di Otago, che fa parte del comitato consultivo per la COVID-19 del governo neozelandese. 

Una storia a lieto fine?

“Ma la buona notizia è che anche le persone con più fattori rischio, mediamente, stanno bene. Solo una minoranza sta male e ha un decorso della malattia grave”, aveva aggiunto Baker. E così sembra essere stato. La notizia di oggi è che Trump è uscito dall’ospedale dopo tre giorni di ricovero, e che continuerà le cure a domicilio.  “I will be leaving the great Walter Reed Medical Center today at 6:30 P.M. Feeling really good! Don’t be afraid of Covid. Don’t let it dominate your life. We have developed, under the Trump Administration, some really great drugs & knowledge. I feel better than I did 20 years ago!”, ha twittato il presidente rassicurando i suoi cittadini. E minimizzando ancora una volta la minaccia di un virus mortale commenta Gina Kolata sul New York Times: “Quando è arrivato alla Casa Bianca, poche ore dopo, il signor Trump si è tolto la mascherina prima di entrare e unirsi a diverse persone all’interno che indossavano la mascherina. Il presidente era probabilmente ancora contagioso, poiché molti pazienti possono trasmettere il virus fino a 10 giorni dopo l’inizio dei sintomi. Scienziati, eticisti e medici sono rimasti indignati dai commenti del presidente su una malattia che negli Stati Uniti ha ucciso più di 210.000 persone”.

“Arrivati sul rettilineo finale della campagna elettorale, possiamo stare certi che Trump trasformerà la sua malattia in un successo personale, nonostante abbia dimostrato un enorme disprezzo per qualsiasi precauzione”, scrive il giornalista francese Pierre Haski. “E i suoi elettori non faranno altro che applaudirlo”. Ma questa è un’altra storia.

 

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