Covid-19 e contagi: il peggio è passato?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Abbiamo scavallato il picco globale della pandemia Covid-19? La curva dei contagi, pur tra alti e bassi, è destinata a non toccare più le vette che aveva raggiunto all’inizio dell’anno? Forse, ma è troppo presto per esserne certi. Così Nature titola un reportage della giornalista Smriti Mallapaty sul tema. Mentre infatti il numero di casi nel mondo cala vistosamente, e le vaccinazioni iniziano a prendere piede, molti dubbi restanti non consentono di stare tranquilli, su punti cruciali quali la durata dell’immunità o la comparsa di nuove varianti più contagiose e capaci di eludere l’immunità acquisita.

I  numeri che fanno sperare

I numeri sui contagi, al momento, sarebbero incoraggianti: l’11 gennaio il mondo ha raggiunto il picco di nuove infezioni, con quasi 740.000 nuovi casi giornalieri, e due settimane dopo si è toccato il record di 14.400 morti registrati in un giorno. Di lì è iniziato il calo, che il 20 febbraio aveva portato a 360.000 nuovi casi e meno di 9500 morti nel mondo.

Nel frattempo le campagne di test sierologici per quantificare le infezioni pregresse hanno mostrato che, per esempio, a inizio gennaio in India il 22% della popolazione sopra i 10 anni era già stata infettata, con picchi del 40% nelle grandi città come Nuova Delhi. E procedono le vaccinazioni, che al 16 marzo contavano 390 milioni di dosi somministrate e 90 milioni di persone immunizzate appieno con la doppia dose.

Alla luce di questi dati Ramanan Laxminarayan, epidemiologo della Princeton University, ritiene che ci saranno senz’altro nuove ondate, che in qualche regione potranno anche superare i picchi locali del passato, ma globalmente il peggio è alle spalle, perché l’immunità acquisita da fasce importanti della popolazione ora rallenta e limita i contagi.

Le tante incertezze

Non tutti però ne sono convinti, viste le tante incertezze, dalla biologia del virus ai comportamenti umani (come la stanchezza per le restrizioni) e all’immunità che sviluppiamo. Non a caso, le infezioni globali sono poi un po’ risalite e a metà marzo erano intorno ai 440.000 casi.

Il caso dell’India, d’altronde, non è generalizzabile: secondo una metanalisi pubblicata a marzo su The Lancet Global Health, le persone infettatesi finora sono solo il 7% nella Americhe, il 5% in Europa e il 2% sulla costa pacifica dell’Asia. In queste regioni sono state le restrizioni a frenare le infezioni, e riaperture incaute potrebbero farle risalire in fretta.

Quante persone abbiano contratto l’infezione resta poi ignoto in gran parte dell’Africa, né si sa di preciso quanto duri l’immunità, o quanto sia valida contro le famose varianti che non solo sono più contagiose ma in qualche caso, e in particolare per quella sudafricana, sembrano meno sensibili all’immunità sviluppata contro i ceppi precedenti. Anche le varianti potrebbero quindi far risalire i numeri, come del resto sembra essere accaduto nelle scorse settimane in Europa. E nella capitale dell’Amazzonia brasiliana, Manau, dove si stima che ben tre quarti della popolazione sia già stata infettata, ma a gennaio una nuova ondata di ricoveri ha addirittura superato i numeri dell’anno scorso, a causa della variante brasiliana P.1.

Una corsa contro il tempo

Non meno inquietanti sono le ultime notizie dall’India, riferite dal Financial Times. Qui, dopo che i casi erano calati e fino a febbraio si erano mantenuti intorno ai 10.000 al giorno, è partita una seconda ondata, ora in pieno svolgimento, che a metà marzo contava oltre 40mila nuovi casi al giorno e il 25 marzo era arrivata a 53.000. In parecchi stati l’infezione si propaga più in fretta di quanto non faccia in Europa con la variante inglese. Ciò fa pensare che i livelli di immunità acquisita nella popolazione non solo siano lontani da quelli che garantiscono l’immunità di gruppo, ma siano troppo bassi anche solo per rallentare significativamente l’epidemia.

Il futuro resta quindi incerto. E in parte dipenderà probabilmente dal ritmo delle vaccinazioni: da quanto cioè saremo veloci a immunizzare un’ampia fetta dell’umanità, stroncando la circolazione del virus e la comparsa di nuove varianti più contagiose ed elusive.

 

Bibliografia

  1. Mallapaty S. Has COVID peaked? Maybe, but it’s too soon to be sure. Nature, 18 marzo 2021.
  2. Xinhua Chen, Zhiyuan Chen, Andrew S Azman, et al. Serological evidence of human infection with SARS-CoV-2: a systematic review and meta-analysis. Lancet Global Health, march 08, 2021.

 

 

 

 

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