CONVEGNO CCM 2020: Diseguaglianze, malattie non trasmissibili, salute, alimentazione, stili di vita, ambiente, formazione ed economia

RTM

a cura di Silvia Trentini responsabile comunicazione CCM

Diseguaglianze in salute e malattie non trasmissibili. Tra alimentazione e stili di vita scorretti che fanno male all’uomo e all’ambiente

Nel mondo il maggior numero di morti è dovuto alle malattie non trasmissibili, quali diabete, infarto,ictus, cancro. Se in passato riguardavano quasi esclusivamente i “paesi ricchi”, oggi il fenomeno si è esteso anche ai Paesi a basso reddito diventando quindi una problematica globale. Le cause sono molteplici, fra loro collegate e riguardano la dieta, gli stili di vita, i cambiamenti ambientali, la perdita di biodiversità.

Un pool di scienziati e professionisti della salute, della comunicazione e della cooperazione internazionale ha scandagliato la questione da diverse angolazioni e offerto numerosi spunti per affrontarla individualmente, attraverso scelte ragionate e consapevoli, e collettivamente, con orientamenti politici e strategie pubbliche.

Il Convegno Scientifico del Comitato Collaborazione Medica – CCM, che ogni anno porta a Torino nomi di rilievo del mondo della salute nazionale e internazionale, ha affrontato nei giorni scorsi il tema: “Alimentazione, salute e ambiente. L’impatto della dieta sull’insorgenza delle malattie non trasmissibili e sull’ambiente”.

Scelte alimentari: malattie e danni all’ambiente

“Sono numerosi gli studi nazionali e internazionali che mostrano quanto le scelte alimentari errate facciano ammalare sia l’uomo che l’ambiente. Le malattie non-trasmissibili sono associate a stili di vita scorretti (alimentazione non sana, sedentarietà, fumo, alcool), e sempre più spesso riguardano le fasce più povere della popolazione.” Questo l’assunto di base con il quale Marilena Bertini, medico e volontaria CCM ha aperto il Convegno, quest’anno rigorosamente on line a causa della pandemia in atto, “Siamo di fronte a un circolo vizioso, difficile da interrompere. L’attività umana spesso produce gas dannosi per l’ambiente, che accelerano le variazioni climatiche, che influiscono sugli animali e sull’ambiente, danneggiando la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti, a partire da quella dell’uomo.”

Salute e diseguaglianze sociali

“L’anticipo dell’insorgenza di malattie non trasmissibili potrebbe essere collegato alla nostra capacità di screening precoce, migliorata significativamente negli ultimi 15 anni” ha spiegato Giuseppe Costa, Professore di Sanità Pubblica UNITO e direttore della SCaDU Epidemiologia ASLTO3, “quello che mostrano però chiaramente le nostre indagini è quanto le diseguaglianze sociali ed economiche incidano.
“La capacità di nutrirsi correttamente è fondamentale per vivere in maniera sana. La si acquisisce fin da bambini, le sane abitudini alimentari devono essere introdotte precocemente: l’allattamento al seno favorisce una crescita sana e migliora lo sviluppo cognitivo e può avere benefici per la salute a lungo termine nella riduzione del rischio di sviluppare sovrappeso o obesità infantile nonché malattie non trasmissibili più tardi nella vita.” Afferma Francesca Lorenzin, Medico Gastroenterologo e Dietologo mentre spiega le numerose variabili da considerare per un corretto apporto nutrizionale.

 Investire sulla formazione dei genitori è fra gli strumenti vincenti proposti dal consesso.

Insegnare a nutrirsi correttamente fin dalla nascita permette di evitare l’instillarsi di abitudini nocive che porteranno nel tempo all’insorgenza prematura di malattie non trasmissibili. I primi anni di vita risultano cruciali e per questo le competenze genitoriali hanno un ruolo centrale: puntare quindi sulla consapevolezza e conoscenza in famiglia è un’azione indispensabile per sradicare le diseguaglianze in salute.
Luisa Mondo, Dirigente Medico I° livello Servizio Regionale di Epidemiologia dell’ASLTO3 EPI Piemonte spiega che “L’allattamento al seno è naturale, sano e completo. Ogni mamma deve esserne a conoscenza e supportata dalla propria rete sociale a portarlo avanti il più possibile. E’ la scelta migliore per la sua salute, per quella del suo bambino e per quella del pianeta. Il latte artificiale è un grande nemico dell’ambiente: i dati, riferiti al solo Regno Unito, evidenziano che per produrre un chilo di latte in polvere occorrono 4.700 litri di acqua. Vi è poi il problema dell’energia spesa per scaldare l’acqua per preparare la formula e dei rifiuti generati dalle confezioni. Ogni madre che allatta i propri bambini per i primi sei mesi evita l’emissione in atmosfera di un quantitativo di CO2 che va da 95 a 153 kg.”
Nei paesi più poveri, i bambini allattati con una formula spesso diluita per far durare di più una confezione, sciolta in acqua non potabilizzata e somministrata in biberon non sterilizzati, hanno una possibilità  15 volte maggiore di morire di polmonite e 11 maggiore di morire di diarrea rispetto a quelli che sono allattati esclusivamente al seno nei primi 6 mesi di vita.
“La sicurezza alimentare funge da presupposto per la realizzazione dei diritti della persona anche in maniera indiretta, essendo funzionale in particolare al diritto alla salute e a quello alla vita.” Sottolinea Pia Acconci, Professore di Diritto Internazionale all’Università di Teramo.

Produzione indistriale del cibo e danno ambientale

“Oggi 1800 milioni di esseri umani non hanno accesso continuativo all’acqua e per 1 miliardo la situazione è emergenziale. 8-10 milioni di persone ogni anno muoiono per la carenza d’acqua. Allo stesso tempo però la quantità di acqua utilizzata per la produzione di cibo per l’uomo è in continuo aumento” Spiega Renato Correggia, Consulente Scientifico Naturalista. “Il crollo della biodiversità planetaria ha correlazioni importanti anche con pratiche scriteriate e non sostenibili connesse con la produzione di cibo e risorse alimentari. Esempi emblematici sono la deforestazione, la desertificazione e l’overfishing, fenomeni pericolosi per l’ambiente e legati a quei cambiamenti climatici anch’essi minaccia della salute.”

La stretta relazione tra salute dell’individuo e salute del pianeta è un dato di fatto e in questo campo il ruolo della comunicazione è centrale. Nicoletta Polliotto, esperta di Food & Marketing, spiega che “Ci troviamo in un mondo di comunicazione compressa con responsabilità da parte di tutti i player: media, brand, realtà scientifiche, istituzionali, politiche e lettori che insieme possono favorire o disincentivare una cultura dell’alimentazione sana e in armonia con il pianeta”.
Si tratta di una verità diffusa sia nei Paesi “ricchi” che in quelli a basso reddito. Le esperienze condivise durante il convegno hanno mostrato come l’impegno sinergico tra attori attivi su vari fronti riescano a risanare alcuni gap informativi e a favorire il cambiamento.

I progetti

Sono stati presentati:

 il progetto di welfare aziendale implementato da Michelin Italia e Comitato Collaborazione Medica,

le attività del Tavolo Pediatrico di Torino, il programma One Health – salute umana / animale e ambientale del CCM in Etiopia e Kenya;

il progetto sulla sindrome del ciondolamento di Amref Health Africa in Sud Sudan e la situazione delle malattie non trasmissibili in Senegal.

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