Comorbilità, farmaci, e vulnerabilità al contagio COVID-19

Per pianificare le future strategie di prevenzione e contenimento della COVID-19 sarà necessario comprendere le vulnerabilità della popolazione.

Lo stato dell’arte.

Una ricerca spagnola (vedi) indaga su come precedenti comorbidità e l’uso cronico di farmaci influenzino il rischio di COVID-19 negli adulti. Si tratta di ricerche preziose per indirizzare le future campagne preventive individuando le fasce più vulnerabili della popolazione.

Attualmente, i dati clinici basati sulla popolazione durante la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 (malattia COVID-19) sono limitati. Inoltre, le informazioni cliniche disponibili provengono principalmente da pazienti ospedalizzati e quindi più gravi (specialmente quelli che hanno richiesto cure intensive o deceduti) e ci sono pochi dati comunitari, per esempio dalle cure primarie, che coprono un campione più ampio della popolazione. In effetti, ci sono dati molto scarsi che valutino l’incidenza e il rischio di contrarre un’infezione in relazione alle caratteristiche cliniche preesistenti della popolazione.

Studi precedenti riguardanti le caratteristiche cliniche e la presenza di comorbidità in pazienti infetti da SARS-CoV-2 hanno riportato che il diabete mellito, l’obesità, le malattie cardiovascolari (inclusa l’ipertensione), le malattie respiratorie croniche e il fumo erano i principali fattori di rischio associati a COVID-19 grave.

Una revisione sistematica e una meta-analisi più recenti hanno riportato che i pazienti COVID-19 con malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca congestizia, malattia renale cronica e cancro hanno un rischio maggiore di mortalità rispetto ai pazienti con COVID-19 senza queste comorbidità. Tuttavia, è probabile che questi risultati (basati principalmente su casi ospedalizzati e dati osservazionali) siano influenzati dall’età o da altre condizioni (comprese quelle sociodemografiche) e pertanto sono state sollevate preoccupazioni sulla possibilità che alcune di queste comorbidità / condizioni pregresse aumentino il rischio di malattia grave, ma non fossero realmente correlati “di per sé” a un aumento del rischio di infezione.

A differenza della maggior parte degli studi precedenti che hanno esaminato i fattori di rischio per la prognosi infausta, pochi studi pubblicati hanno riportato caratteristiche associate alla suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2. Su questo, uno studio di coorte di cure primarie recentemente pubblicato dall’Oxford Royal College of General Practitioners nel Regno Unito (vedi) ha riportato fattori di rischio simili associati a contagi osservati per esiti gravi di COVID-19 in ambienti ospedalieri (eccetto per il fumo) e ha fornito alcune prove di potenziali fattori sociodemografici associati a test molecolari positivi (inclusi deprivazione socioeconomica, densità di popolazione ed etnia).

Lo studio.

Si tratta di uno studio con l’obiettivo di analizzare le possibili relazioni tra condizioni mediche preesistenti (comprese comorbidità comuni e farmaci cronici) e il rischio di soffrire della malattia COVID-19 negli adulti di mezza età e negli anziani, attraverso uno studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione.

Sono stati coinvolti dodici centri di assistenza primaria (PCC) a Tarragona (Spagna), con 79083 persone partecipanti (77676 residenti in comunità e 1407 residenti in case di cura), tutti individui di età maggiore di 50 anni affiliati ai 12 PCC partecipanti.

Risultati.

Le caratteristiche della coorte al basale (età, sesso, vaccinazioni, comorbidità e farmaci cronici) sono state stabilite all’inizio dello studio (1 ° marzo 2020) ed è stata valutata l’incidenza della COVID-19 tra questa data e il 23 maggio 2020, incrociando i dati con le condizioni iniziali. L’età, l’essere residenti in casa di cura e le comorbidità multiple sembrano predisporre per COVID-19. Al contrario, l’assunzione di ACE inibitori, antistaminici e vaccinazioni antinfluenzali potrebbero essere protettivi, cosa che dovrebbe essere attentamente studiata in ulteriori studi specificamente focalizzati su queste tematichei.

Fonti.

https://bmjopen.bmj.com/content/10/12/e041577

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32422204/

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