Aiuti alimentari insufficienti. A rischio 30 milioni di bambini in America

Quale è la situazione per gli oltre 30 milioni di bambini che dipendono dalle scuole americane per i pasti gratuiti o a prezzo ridotto?

Tra le famiglie a basso reddito, con bambini che hanno diritto a mense scolastiche gratuite o a prezzo ridotto, solo circa il 15% ha ricevuto quei pasti. Di quasi 2.000 distretti, l’80% ha dichiarato di servire meno pasti rispetto a quando la scuola era in presenza. Si parla di una riduzione di circa il 50%.

Secondo un rapporto di Feeding America (vedi), 1 famiglia su 4 con bambini ha sperimentato l’insicurezza alimentare nel 2020. “Questi sono livelli di emergenza che non abbiamo mai visto prima”, dice Diane Schanzenbach, un’economista della Northwestern University. Sappiamo infatti che per molti bambini che vivono in condizione di difficoltà il pasto scolastico è l’unico garantito.  I programmi di alimentazione scolastica hanno prodotto molto: offrendo generi alimentari, pasti preconfezionati e tutto ciò che è di primaria necessità. Ma non è abbastanza.

Due sono le principali direttrici di aiuto economico: da una parte una legge che dà alle famiglie il valore in contanti dei pasti che hanno perso quando le scuole sono state chiuse e dall’altra un piano di distribuzione capillare dei pacchi alimentare alle famiglie.
Il Pandemic Electronic Benefit Transfer, o EBT, prevede il valore dei pasti scolastici che i bambini non ricevono e lo carica su una carta di debito che le famiglie possono usare al negozio di alimentari. Secondo dati di rilevazione l’EBT pandemico “ha tenuto tra 2,5 e 3,5 milioni di bambini fuori dalla fame fino a quest’estate”.

 Invece la strategia di distribuzione sul territorio ha incontrato non poche difficoltà organizzative perché in molti casi i pacchi di generi alimentari non venivano opportunamente distribuiti costringendo i genitori – molti dei quali rientrati al lavoro- a recuperare direttamente questi sussidi.

Il World Food Programme e l’UNICEF sollecitano tutti i governi nazionali a prevenire le devastanti conseguenze nutrizionali e sulla salute per 370 milioni di bambini che non ricevono più pasti a scuola a causa della chiusura degli istituti. 
 
«Per milioni di bambini in tutto il mondo, quello a scuola è l’unico pasto che ricevono giornalmente. Senza di esso, i bambini hanno fame, rischiano di ammalarsi, di abbandonare la scuola e di perdere la migliore opportunità che hanno per sfuggire alla povertà – ha affermato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF.

La situazione italiana

6 genitori su 10 hanno dichiarato che nel periodo di rilevazione il proprio figlio non stava fruendo del servizio mensa, per scelta (20%) o perché non previsto dalla scuola (37%) (Fonte: Vita.it) 
Per molte famiglie italiane la mensa scolastica è fondamentale tanto che più di una famiglia su dieci (12%) dichiara che la disattivazione del servizio di refezione comporta l’incapacità di garantire ai ragazzi un pasto giornaliero ben bilanciato in termini nutrizionali (7%) o addirittura la mancanza del principale pasto giornaliero (5%) a causa delle difficoltà economiche in cui versa la famiglia.
Anche sul piano organizzativo la mancanza delle mense ha generato difficoltà per le famiglie: doversi organizzare affinché il figlio torni a casa per pranzo (44%), necessità di trovare il tempo per preparare il pranzo al sacco da portare a scuola (23%), disagio che il figlio debba pranzare a casa da solo (13% dei casi).
 Da un’indagine di Save the Children si attesta che “Già prima del lockdown in Italia contavamo 1 milione e 200 mila bambini in condizioni di povertà assoluta, oggi sono 700 mila in più a causa della crisi. Quasi la metà delle famiglie con figli tra gli 8 e i 17 anni (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e in molti casi (41,3%) i tagli hanno riguardato soprattutto carne e pesce, mentre il 15% ha dovuto ricorrere a varie forme di aiuti alimentari e iniziative solidali. (vedi)

Photo by Charlein Gracia on Unsplash

 

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