“Agganciati” dal cibo-spazzatura

Economico, legale e disponibile ovunque: è così che il cibo-spazzatura conquista le nostre tavole e i nostri stomaci.

“Agganciati”.

Nel suo ultimo libro “Hooked”, il giornalista investigativo vincitore del premio Pulitzer Michael Moss (vedi) afferma che il cibo processato è progettato per essere “appetibile”, non diversamente da una sigaretta o da una dose di cocaina. Moss osserva che “il cibo trasformato, “è poco costoso, è legale, è ovunque. E la pubblicità delle aziende ci spinge a ricordare quei prodotti e a desiderarli costantemente. Quindi l’ambiente alimentare … è una di quelle cose fondamentali che rende il cibo ancora più problematico per tante persone”. Anche la memoria – e la nostalgia in particolare – giocano un ruolo importante nei cibi che desideriamo. Collegare un prodotto a un ricordo gioioso, reale o indotto, è la chiave del successo di una campagna di marketing.

Pandemia canaglia.

Durante la pandemia, dice, molte persone hanno cercato conforto negli spuntini che ricordano dall’infanzia. “Siamo entrati nel negozio e abbiamo iniziato a comprare prodotti che non avevamo da quando eravamo bambini”, dice, ricordando “grandi momenti di gioia”. Moss esamina il modo in cui queste aziende capitalizzano i nostri ricordi, le nostre voglie e la chimica del cervello per farci fare spuntini. “Uno dei motivi per cui sono arrivato a pensare che alcuni di questi prodotti alimentari siano ancora più potenti e più dannosi di quanto possano essere le droghe è la memoria. Quello che mangiamo riguarda la memoria. E iniziamo a formare ricordi per il cibo in tenera età, forse già nel grembo materno, a seconda di ciò che nostra madre sta mangiando. E conserviamo quei ricordi per tutta la vita. Non se ne vanno. … E più mangiamo questi prodotti, più profondi vanno quei canali di memoria.

L’industria alimentare, sapendo questo, investe molto nel cercare di influenzare i ricordi che abbiamo per i loro prodotti.

Impulsività.

Il cibo riguarda un bisogno primario del nostro organismo, ed è quindi collegato a processi e ragionamenti inconsci molto più rapidi di quelli collegati alle droghe.

Più velocemente una sostanza colpisce il cervello, più siamo portati ad agire in modo compulsivo, impulsivo. Per il cibo non si tratta solo di sale, zucchero, grassi e di come questi elementi colpiscono il nostro cervello: questo pone il concetto di “fast food” sotto una luce completamente nuova; tutto ciò che riguarda l’industria degli alimenti processati riguarda la velocità, dalla produzione all’imballaggio – rendendoci facile aprire le confezioni e arrivare al cibo – alla velocità effettiva dei loro prodotti che entusiasmano il nostro cervello. Tutto per spingere il consumatore non sono a consumare, ma a consumare sempre di più. Gli sforzi di chimici, psicologi e dirigenti di marketing sono interamente dedicati a questo, favoriti dal fatto che, per natura, siamo attratti dal cibo che ha calorie, perché nella fase iniziale dell’evoluzione umana ottenere calorie era una cosa di vita o di morte.

Impero del male?

L’autore sostiene che in dieci anni di ricerca si è convinto che l’industria alimentare non sia un impero malvagio che intenzionalmente si propone di renderci obesi o comunque malati con i loro prodotti.

Semplicemente sono aziende che puntano a massimizzare i guadagni riducendo i costi e questa è la strada migliore.

In pratica, secondo Moss, sarebbe l’industria stessa a essere prigioniera delle proprie strategie di marketing: ora che sempre più consumatori si preoccupano della salubrità del proprio cibo, queste aziende stanno trovando davvero difficile soddisfare questa nuova domanda a causa della propria stessa dipendenza, per così dire, dalla produzione di questi cibi processati.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2021/04/26/990821079/cheap-legal-and-everywhere-how-food-companies-get-us-hooked-on-junk

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