6 FEBBRAIO – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI SIMM Società Italiana di Medicina delle Migrazioni; Gruppo immigrazione e salute – gris piemonte

In Italia sono circa 87000 le donne mutilate. In Piemonte aumenta il numero delle giovani che subiscono questa violenza. Sensibilizzazione delle comunità e formazione degli operatori sanitari: da aprile un progetto contro le MGF che mutua dall’Africa le strategie per combattere questa violenza.

Le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) sono tutte le procedure che comportano l’asportazione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni dei genitali femminili praticate a scopi non terapeutici (OMS). Praticate su ragazze fino ai 18 anni e sorrette da un sistema di valori che esercitano una funzione identitaria, le MGF sono una forma di abuso sui minori, di violenza contro donne e ragazze e una violazione dei diritti umani, che lascia profonde cicatrici fisiche e psicologiche nella vita delle vittime in tutto il mondo.

Nel mondo 200 milioni di donne e bambine hanno subito le MGF, 44 milioni sono bambine fino a 14 anni, 3 milioni le minori a rischio ogni anno. In Europa 600.000 donne e ragazze hanno subito le MGF, 180.000 a rischio ogni anno.

Lo scenario italiano è uno dei più critici in Europa, collegato a un fenomeno migratorio che proviene da zone africane ad alta tradizione scissoria. In Italia sono infatti circa 87.000 le donne mutilate di cui 7.600 minorenni. Facendo focus sul Piemonte, qui troviamo una popolazione migrante proveniente da 30 differenti paesi, pari a 45.385. Il 52%, oltre 23.423 persone, vive nel Comune di Torino dove le comunità femminili più numerose sono quella egiziana (30%), nigeriana (41%), camerunense (5%) e ivoriana (5%), tutte culture che vedono radicata la tradizione delle MGF, spesso viene portata nel viaggio migratorio e tramandata nelle seconde generazioni. Nell’ultimo decennio, anche grazie ad attività di sensibilizzazione e formazione, si stima che la percentuale di ragazze a rischio sia leggermente diminuita, passando dal 27 % del 2011 al 24 % nel 2016, ma il numero assoluto è aumentato. (Dati 2019, Università Bicocca per Dip. Pari Opportunità).

Un approccio basato sulla sensibilizzazione delle comunità, delle madri e delle giovani a rischio e sulla formazione degli operatori sanitari – dai medici di medicina generale ai consultori – può fare la differenza, come verificato dalla lunga esperienza africana. Prendendo ispirazione dal modello usato con successo in tali paesi, partirà a Torino il progetto P-ACT, Percorsi di Attivazione Contro il Taglio dei diritti, finanziato dal FAMI – Fondo asilo migrazione e integrazione del Ministero dell’Interno, guidato dalla Fondazione Amref CCM e volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere, rappresentata dalle MGF,  nei confronti dei minori stranieri. In Piemonte, Lazio, Lombardia e Veneto saranno attivati interventi multipli, con un’azione di potenziamento di reti ed enti territoriali in collaborazione con Università degli studi di Milano Bicocca, il Coordinamento Nuove Generazioni Italiane CoNNGI, la società italiana medicina delle migrazioni SIMM, e Non c’è Pace senza Giustizia. Un’azione su due livelli quindi, sistema sanitario e comunità, con l’Importante partecipazione della diaspora, in ottemperanza al motto che guida Amref in Africa e in Italia: “niente su di noi senza di noi”.

Alcuni riferimenti normativi e stime

L’Italia, ha emanato la Legge n.7/2006 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di MGF”. Il Ministero della Salute ha diffuso le “Linee guida destinate alle figure professionali” come strumento per le Regioni di attivazione di iniziative per la formazione del personale. La competenza legislativa è in capo alle Regioni. Regione Piemonte: la DGR n°35-6238/2013 concerne il sistema di interventi da sviluppare per la prevenzione e il contrasto delle MGF.

Il combinato disposto del decreto legislativo n. 251/2007 [art. 7, comma 2, lettera a), articolo 8, comma 1, lettera d), articolo 3, comma 4] concede l’asilo alle donne e alle ragazze che abbiano subito mutilazioni genitali femminili o che si trovino in una situazione di pericolo. Analizzando il numero di ragazze richiedenti asilo (considerate separatamente dai migranti residenti in quanto i fattori trainanti per la migrazione differiscono), si stima che in Italia il 9 % sia a rischio di mutilazioni genitali femminili (2016), su una popolazione totale di 872 ragazze richiedenti asilo di età compresa tra 0 e 18 anni originarie di paesi in cui si pratica la MGF.

Con il piano d’azione nazionale sulla violenza contro le donne 2017-2020 si è iniziato a inserire politiche di lotta contro le mutilazioni genitali femminili, incentrate sulla salute.

 

L’impatto della pandemia COVID 19 su MGF e matrimoni precoci in Africa

Uno studio di Amref Health Africa condotto in 3 contee del Kenya ha evidenziato come sia le MGF che i matrimoni precoci e forzati siano aumentati a casa della pandemia. La ragione più comune per spiegare l’aumento delle MGF è stata la chiusura delle scuole. Mentre le perdite economiche e la permanenza a casa, sono state le ragioni più comuni che hanno portato all’aumento dei matrimoni precoci e forzati. La pandemia ha influenzato negativamente sia gli interventi legali che sanitari e quelli della società civile.

A livello globale, il COVID-19 minaccia i risultati finora raggiunti nella lotta per porre fine alle FGM. Secondo il rapporto di UNFPA a causa delle limitazioni relative all’attuale pandemia, si prevede una riduzione di 1/3 dei progressi verso la fine delle FGM entro il 2030.

Per approfondimenti

Marilena Bertini, referente regionale GrIS

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